G.S. Virtus Milano

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Calcio e fama? Preferisco l'oratorio

Vuoi diventare calciatore o fisioterapista? Facessimo un sondaggio, possiamo immaginare con poco margine di errore che la stragrande maggioranza dei ragazzi tra i 16 e i 19 anni sceglierebbe un futuro nel dorato mondo del calcio. A Varese c’è la classica eccezione che conferma la regola. Ha un nome ed un cognome: Edoardo Landi, 18 anni, nato e cresciuto a Masnago. Ha cominciato a giocare a pallone all’oratorio, nella mitica Or.Ma, poi il passaggio al Bosto e da lì il salto al Varese: sei anni, tutte le giovanili dai Giovanissimi alla Beretti e l’approdo all’inizio di quest’anno nella Primavera dei miracoli guidata da Devis Mangia (prima in classifica nel girone B, davanti a Inter e Milan per capirci). Centrocampista laterale dai piedi buoni, fede juventina con Pavel Nedved come idolo e riferimento, ha giocato le amichevoli e la Coppa Italia da titolare, poi, una volta iniziato il campionato, è stato relegato in panchina dalla discesa di Furlan nella squadra Primavera: qualche subentro a partita

iniziata, la stima di tutta la squadra, della società e del mister mai venuta meno e poi la scelta in qualche modo rivoluzionaria.

A novembre Edoardo, per tutti Dodo, ha deciso di mollare il calcio che conta per finire in pace il quinto anno di liceo scientifico. Ha così smesso la maglia del Varese per tornare a indossare quella dell’Or.Ma. (Oratori Masnago), che milita in serie A, ma nel Csi: «Ci ho pensato molto, non è di certo stata una decisione semplice da prendere – spiega Edoardo Landi -. Giocare a calcio è la mia passione da sempre, ci gioco da quando sono un bambino e amo questo sport. Quest’anno però ho notato subito che qualcosa era cambiato: ci si allenava cinque volte alla settimana, spesso il sabato si partiva per andare in trasferta e studiare diventava sempre più difficile. Non che a scuola andassi male: al 6 ci arrivavo, ma facevo troppa fatica, dovevo farmi le “secchiate” per recuperare quello che non riuscivo a fare a causa degli allenamenti. L’impostazione professionistica ha pesato molto, tutto è diventato più complicato, più pesante». Così Edoardo ha scelto di abbandonare il gioco che ama per finire gli studi con serenità e soprattutto con più tempo a disposizione. Una decisione che va in netta controtendenza rispetto al trend che vuole i giovani alla ricerca del successo facile, rappresentato in pieno da un mondo del calcio che promette guadagni milionari, veline come fidanzate e ribalta televisiva aperta sempre e comunque. Non dimentichiamo infatti che la Primavera è l'anticamera del professionismo: in tanti, usciti dalle giovanili, vengono selezionati per salire in prima squadra o andare a farsi le ossa in formazioni dei campionati dilettantistici o in Lega Pro.

Le reazioni alla scelta di Dodo sono state diverse: «Mio papà ci è rimasto all’inizio un po’ male: mi ha seguito da sempre, sperava potessi continuare a divertirmi e magari sfondare – spiega -. Però sia lui che la mia famiglia mi sono stati molto vicini e hanno capito le mie motivazioni. Anche i miei amici, coi quali sono tornato a giocare, hanno tutto sommato condiviso la mia scelta: all’inizio mi hanno dato del matto, poi hanno compreso che è stata una decisione ponderata. Ho scelto di tornare a giocare all’Or.Ma. perché lì ho i miei amici di sempre, perché frequento l’oratorio come educatore e perché così posso tenermi in forma e non smettere del tutto di giocare». In società, al Varese, in tanti hanno cercato di convincerlo a cambiare idea: «Mi ha fatto molto piacere che mister Mangia ci abbia messo tutto il suo impegno per convincermi – commenta Edoardo -. Sia lui che il presidente che il responsabile del settore giovanile Scapini hanno fatto di tutto per convincermi a restare, ma io ero e sono determinato. Anche Paolo Capriolo, mio compagno nel Varese che ha fatto tutta la trafila nelle giovanili con me ha provato a farmi cambiare idea, ma non ho rimpianti, almeno per ora. Certo, mi piacerebbe ricominciare, magari già a giugno e magari nel Varese: il mio contratto finisce, non so come funzioni e se sarà possibile tornare, ma non mi pento di nulla. Fare il calciatore professionista era il mio sogno fino allo scorso anno, se potrò diventarlo non so: di certo sono tranquillo e sicuro di aver scelto la cosa giusta. Cosa voglio fare da grande? Non so ancora, dopo il liceo mi iscriverò a scienze motorie o a fisioterapia. Magari diventerò un calciatore, chi può dirlo?».

 

 

 

 

 

16/02/2011
 

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